Un piccolo esperimento davanti alle scuole del Parco Nord per parlare di salute mentale
Sabato 18 Ottobre, davanti alle scuole superiori del Parco Nord, abbiamo creato un piccolo spazio colorato, pieno di sticker e curiosità. L’idea era semplice: offrire ai giovani un momento per esprimere le proprie emozioni, trasformandole in simboli da attaccare su un grande cartellone. Ogni adesivo rappresentava un’emozione ispirata al film Inside Out — gioia, rabbia, tristezza, disgusto, paura, ansia, Imbarazzo, Noia e Invidia — e lentamente il cartellone ha cominciato a raccontare storie, sentimenti e frammenti di vita quotidiana.
Molti ragazzi e ragazze si sono fermati. C’è chi ha risposto subito, chi ha riso, chi ha pensato a lungo prima di scegliere. Ognuno ha attaccato il proprio sticker su un grande cartellone, che nel giro di poche ore si è trasformato in un caleidoscopio di emozioni condivise.
L’iniziativa è nata in occasione della Giornata Mondiale per la Salute Mentale, che si celebra ogni anno il 10 ottobre, ma più che un evento formale è stata un’occasione per creare uno spazio di ascolto e partecipazione. Non un sondaggio, non un’indagine scientifica: il nostro è stato un piccolo esperimento di comunità, una “bolla di realtà” fatta di volti, scelte spontanee e sensibilità diverse. Le riflessioni che ne sono nate non sono quelle di esperti, ma di cittadini che hanno voglia di capire, di avvicinarsi e di dare voce a chi troppo spesso non viene ascoltato.
🎈 Cosa è emerso da questa bolla
Dalla nostra mattinata al Parco Nord è emerso un quadro emotivo variegato e sorprendente. L’emozione più scelta è stata la noia, indicata da circa un quarto dei partecipanti (25%). Una noia che non suona come apatia, ma come segnale di stanchezza, di routine, di ricerca di stimoli nuovi. È una noia che parla, che chiede attenzione e senso.
Subito dopo è comparsa la gioia, con il 20% delle scelte: una presenza luminosa, che ricorda quanto i giovani siano capaci di entusiasmo, di affetto, di leggerezza, anche in mezzo alle difficoltà. Poco più indietro si trovano disgusto (16%), rabbia (12%) e ansia (12%), emozioni spesso associate allo stress quotidiano, alla fatica di mantenere il passo con scuola, relazioni e aspettative. Infine, tristezza (8%) e imbarazzo (6%) hanno completato il nostro piccolo mosaico emotivo, portando alla luce aspetti più intimi e delicati. Nessuno ha scelto invidia o paura — forse perché sono emozioni che richiedono contesti più sicuri per essere espresse apertamente.
Queste percentuali non vogliono dire tutto, ma dicono qualcosa: raccontano una parte, non il tutto. Non rappresentano “i giovani” in senso assoluto, ma il frammento di una mattina vissuta insieme. Una istantanea sincera e imperfetta, come lo sono le emozioni vere.
💬 Emozioni che uniscono
Ciò che più ci ha colpiti non sono stati i numeri, ma gli scambi. Molti ragazzi ci hanno chiesto quale emozione avessimo scelto noi, altri hanno commentato le scelte degli amici, qualcuno si è fermato solo per guardare. In quei momenti si è creato uno spazio libero, senza filtri, un piccolo laboratorio all’aperto dove le emozioni hanno potuto circolare senza giudizi.
Questo esperimento ci ha fatto capire che i giovani vogliono parlare, e quando si offre loro un’occasione autentica, partecipano con sincerità e curiosità. Spesso sentiamo dire che i ragazzi non si interessano, che sono distratti o distanti: eppure, basta poco — una domanda giusta, un ascolto vero — per scoprire che dietro quella apparente disattenzione c’è un mondo vivo, in movimento, pieno di domande.
Non siamo psicologi né esperti di salute mentale, e non vogliamo esserlo. Le nostre riflessioni nascono dall’esperienza diretta, da ciò che abbiamo visto e sentito. Ci muove il desiderio di comprendere meglio, di restituire un piccolo segnale, di dire che anche questo è prendersi cura della mente: ascoltare, accogliere, restare.
💚 Un grazie e un impegno
Ringraziamo tutte le ragazze e tutti i ragazzi che si sono fermati, anche solo per pochi istanti, per scegliere un’emozione e condividerla con noi. Il loro gesto, semplice ma potente, ci ha ricordato che la salute mentale è una questione collettiva: si costruisce giorno per giorno, nel modo in cui ci ascoltiamo, ci rispettiamo, ci accorgiamo degli altri.
Quella davanti alla scuola non era un’indagine perfetta, ma era vera. E da quella piccola “bolla di realtà” vogliamo ripartire, per continuare a creare spazi dove ogni emozione possa essere riconosciuta e accolta perché ascoltare è già prendersi cura.

Comments are closed